CASSANDRA CLARE E ROBIN WASSERMAN.

ANGELI CHE DUE VOLTE DISCESERO.

Ciclo: Le cronache dell'Accademia Shadowhunters. 10.


Titolo originale: Tales from the Shadowhunter Academy. Angels Twice Descending.
Traduzione di: Compos 90.
2015 A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il viaggio di Simon per diventare uno Shadowhunter sta per volgere al termine. La cerimonia dell'Ascensione  alle porte. Ecco l'ultima delle dieci avventure inedite delle Cronache dell'Accademia.
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L'autrice.
Cassandra Clare  nata a Teheran e ha vissuto i primi anni della sua vita in giro per il mondo
con la famiglia, trascinandosi sempre dietro bauli di libri. Dopo aver lavorato come giornalista tra Los Angeles e New York, ora si  fermata a Brooklyn, dove, per non farsi distrarre dai gatti e dalla TV, scrive i suoi libri nei caff e nei ristoranti.
La saga "Shadowhunters" ha appassionato milioni di lettori amanti del genere urban fantasy nel mondo, con oltre 30 milioni di copie vendute negli Stati Uniti e 400.000 in Italia.
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Credo che dovremmo fargli il funerale disse George Lovelace, con la voce che tremava
sull'ultima parola. Un funerale vero.
Simon Lewis interruppe le sue attivit e alz lo sguardo verso il compagno di stanza. George
era uno di quei tipi che a lui, normalmente, stavano antipatici a prima vista: dava per scontato che la
gente con quel colorito bronzeo, quegli addominali a tartaruga, quell'accento scozzese incredibilmente
sexy  almeno a detta di ogni ragazza e di qualche ragazzo che aveva interpellato  dovesse avere il
cervello delle dimensioni di una cacca di topo e una personalit altrettanto accattivante. Invece George
rovesciava i suoi preconcetti con quotidiana regolarit. Come stava facendo proprio in quell'istante,
asciugandosi qualcosa che assomigliava pericolosamente a una lacrima.
Stai piangendo? gli chiese, incredulo.
Certo che no rispose George, stropicciandosi ancora furiosamente gli occhi. Be', in mia
difesa posso dire che la morte  una cosa orribile aggiunse, con tono solo lievemente turbato.
 un topo morto sottoline Simon. Un topo morto nella tua scarpa, aggiungerei. Simon e
George avevano scoperto che la chiave di un felice rapporto da coinquilini era una chiara divisione del
lavoro. Cos George aveva il compito di eliminare tutte le creature  topi, lucertole, scarafaggi, il raro
ibrido dei tre con un antenato che presumibilmente aveva insultato uno stregone  trovate negli armadi
o sotto i letti. Simon invece si occupava di tutte quelle che si erano intrufolate nei capi d'abbigliamento
e  trem ricordando il momento in cui fu necessario assegnare questa incombenza  sotto i cuscini.
Poi, per la cronaca, solo uno di noi due  stato effettivamente un topo e, come sai, non  quello che
sta piangendo.
Potrebbe essere l'ultimo topo morto che troviamo! singhiozz George. Pensaci, Sim. Questo
potrebbe essere l'ultimo topo condiviso di tutta la nostra vita.
Simon sospir. Man mano che si avvicinava il Giorno dell'Ascensione, in cui avrebbero
ufficialmente cessato di essere studenti per diventare Shadowhunters, George notava con tristezza tutte
le volte in cui facevano qualcosa per l'ultima volta. In quel momento, mentre la luna si levava sulla
loro ultima notte all'Accademia, sembrava che avesse perduto il senno. Simon poteva capire un po' di
nostalgia: quella mattina, durante la loro ultimissima sessione di ginnastica, Delaney Scarsbury lo
aveva definito per l'ultima volta un futuro spuntino per demoni, con le braccia come spaghetti, le
gambe storte e i quattrocchi, e lui gli aveva quasi risposto grazie. E l'ultima scodella di minestra al
gusto carne di quella sera aveva decisamente fatto venire il groppo in gola a tutti.
Ma perdere il controllo davanti a un topo con le zampe rigide e il piede d'atleta? Quello era
esagerare un po'.
Usando la copertina consunta del suo vecchio manuale di demonologia, Simon riusc a estrarre
il topo dalla scarpa senza toccarlo. Lo lasci cadere in una delle buste di plastica che si era fatto portare
da Isabelle apposta per quello scopo, la chiuse stretta e poi, canticchiando una marcia funebre, la butt
nella spazzatura.
Riposa in pace, Jon Cartwright Trentaquattresimo disse George solennemente.
Ribattezzavano tutti i loro topi Jon Cartwright, cosa che faceva imbufalire il Jon Cartwright
originale. Simon sorrise ripensando alla fronte del loro fastidioso e arrogante compagno di classe
paonazza di rabbia e alla vena del suo collo disgustosamente muscoloso che cominciava a pulsare.
Forse George aveva ragione.
Forse, un giorno, avrebbero sentito la mancanza anche dei topi.
Simon non si era mai sforzato molto di immaginare il giorno della sua promozione, e men che
meno la notte precedente. Come il ballo studentesco e il ritorno a casa, sembravano rituali pensati per
un genere di adolescenti completamente diverso dal suo: atleti animati da spirito scolastico che
indossavano giubbini con le iniziali dell'istituto e cheerleader viste soprattutto in qualche film stupido.
Niente feste per lui, niente addii lacrimevoli o abbordaggi imprudenti alimentati dalla nostalgia e dalla
birra a buon mercato. Due anni prima, se gli capitava di pensarci ancora, Simon pensava che avrebbe
trascorso quella nottata come passava la maggior parte delle sue notti a Brooklyn, ciondolando con Eric
e i ragazzi al Java Jones, tracannando caff ed escogitando nomi per la band (Il topo morto nella
scarpa, rimugin per forza d'abitudine. O magari Funerale Roditore.)
Naturalmente, tutto ci avveniva quando ancora credeva che il liceo l'avrebbe portato
all'universit e che da l sarebbe diventato una rockstar o almeno avrebbe trovato un lavoro
moderatamente cool in una casa discografica moderatamente cool. Prima di scoprire che esistevano i
demoni, prima di sapere che esisteva una razza di guerrieri, con superpoteri e sangue d'angelo,
eternamente votata a combatterli  e, certamente, prima di offrirsi volontario per diventare uno di loro.
Cos, invece che al Java Jones, ora era nella sala studenti dell'Accademia, con gli occhi
socchiusi per vederci al lume di candela, starnutendo a causa della polvere vecchia di due secoli e
schivando gli sguardi intimidatori degli Shadowhunters del passato i cui ritratti affollavano la sala con
espressioni che sembravano dire: Come hai potuto immaginare di diventare uno di noi, tu?.
Invece che con Eric, Matt e Kirk, che frequentava sin dall'asilo, era con amici conosciuti solo
qualche anno prima, uno dei quali nutriva un affetto intenso per i topi e un altro ne condivideva il
nome. Invece di fantasticare su un futuro nel mondo del rock and roll, si preparavano a una vita di
combattimenti contro malvagi multidimensionali. Sempre che, naturalmente, fossero sopravvissuti alla
promozione.
Cosa che non era esattamente una certezza.
Come pensi che sar? gli chiese Marisol Garza. Accoccolata sotto il braccio nerboruto di Jon
Cartwright, sembrava quasi felice di essere l. La cerimonia, intendo. Che cosa pensi dovremo fare?
Jon, come Julie Beauvale e Beatriz Mendoza, discendeva da una lunga stirpe di Shadowhunters.
Per loro il giorno seguente sarebbe stato un giorno come un altro, l'addio ufficiale alla vita da studenti.
L'ora di smettere di allenarsi e cominciare a combattere sul serio.
Invece per George, Marisol, Simon, Sunil Sadasivan e un manipolo di altri studenti mondani, il
giorno seguente incombeva come il fatidico giorno dell'Ascensione.
Nessuno sapeva con precisione che cosa fosse. N, tanto meno, che cosa implicasse. Avevano
spiegato loro pochissimo: avrebbero bevuto dalla Coppa Mortale; avrebbero sorseggiato il sangue di un
angelo. Se avessero avuto fortuna, si sarebbero trasformati seduta stante in Shadowhunters purosangue.
Avrebbero detto addio per sempre alle loro vite da mondani e si sarebbero votati a un'esistenza
intemerata di servizio all'umanit.
Se invece di fortuna non ne avessero avuta per niente, sarebbero morti di una morte immediata
e presumibilmente atroce.
Non si poteva dire che fosse il presupposto ideale per una serata di festeggiamenti.
Mi domando soltanto che cosa contenga la Coppa disse. Non pensate che sia sangue vero,
no?
Non  la tua specialit, Lewis? lo sbeffeggi Jon.
George sospir nostalgicamente.  l'ultima volta che Jon fa una battuta stupida sui vampiri.
Non ci conterei mormor Simon.
Marisol colp con forza la spalla di Jon. Stai zitto, idiota gli disse, ma con un tono troppo
affettuoso per i gusti di Simon.
Scommetto che  acqua disse Beatriz, pacificatrice da sempre. Acqua che bisogna fingere
sia sangue, o che la Coppa si trasformi in sangue, o qualcosa del genere.
Non importa che cosa contenga la Coppa disse Julie con il suo odioso atteggiamento da
saputella, anche se ovviamente non ne sapeva pi di tutti gli altri. La Coppa  magica. Probabilmente
potreste usarla per bere ketchup e funzionerebbe comunque.
Allora spero che sia caff intervenne lui con un sospiro nostalgico: in Accademia non ne
girava nemmeno una goccia. Sarei uno Shadowhunter molto migliore se potessi Ascendere con un po'
di caffeina in corpo.
Sunil ha detto di aver sentito che  acqua del Lago Lyn comment Beatriz, scettica. Simon
sperava di no: il suo ultimo incontro con l'acqua del Lago Lyn era stato a dir poco sconvolgente. E dato
che una percentuale sconosciuta di mondani moriva durante l'Ascensione, gli sembrava che alla Coppa
non servissero ulteriori aiuti su quel fronte occasionalmente letale.
A proposito, dov' Sunil? chiese. Non avevano esattamente programmato di incontrarsi
quella sera, ma l'Accademia offriva opzioni ricreative limitate, almeno se non si voleva passare il
proprio tempo libero chiudendosi per errore nei sotterranei o inseguendo la lumaca magica gigante che
si vociferava strisciasse lungo i corridoi nelle ore antecedenti l'alba. Durante la maggior parte delle
notti degli ultimi mesi, Simon e i suoi amici erano finiti tutti l a parlare del loro futuro, e lui si
aspettava che avrebbero trascorso l'ultima notte allo stesso modo.
Marisol, che conosceva Sunil meglio di tutti, fece spallucce. Forse sta valutando le sue
opzioni disse facendo il segno delle virgolette con le dita. Era cos che il Rettore Penhallow aveva
consigliato di passare l'ultima sera agli studenti mondani, assicurando loro che non c'era da
vergognarsi se volevano ritirarsi in extremis.
Umiliazione. Imbarazzo eterno per la vostra codardia da mondani e senso di colpa per aver
sprecato il nostro tempo prezioso aveva ruggito Scarsbury, salvo poi aggiungere, quando il Rettore gli
aveva lanciato un'occhiataccia di disapprovazione: Per s, certo, nessuna vergogna.
Be', non dovrebbe pensarci su? chiese Julie. Non dovreste farlo tutti? Non  come andare
alla facolt dei dottori e pronunciare il giuramento Ipocrita o cose del genere. Non si pu cambiare
idea.
Tanto per cominciare,  il giuramento d'Ippocrate la corresse Marisol.
E poi si chiama facolt di medicina s'intromise Jon, con una certa fierezza. Marisol lo aveva
istruito sulla vita dei mondani. Contro la sua volont  o almeno era quello che lui aveva fatto credere
loro.
In secondo luogo aggiunse Marisol perch pensate che qualcuno di noi voglia cambiare
idea? Voi pensate di cambiare idea riguardo al fatto di diventare Shadowhunter?
Julie parve oltraggiata all'idea. Io sono una Shadowhunter. Tanto varrebbe chiedermi se
intendo cambiare idea riguardo al fatto di vivere!
Allora perch pensi che per noi sia diverso? esclam Marisol con veemenza. Era di due anni
pi giovane di tutti loro e pi bassa di parecchi centimetri, ma certe volte Simon pensava che fosse la
pi coraggiosa. Era sicuramente quella su cui avrebbe scommesso durante un combattimento. (Marisol
combatteva bene e, quand'era necessario, combatteva anche sporco.)
Non voleva dire niente di particolare dichiar Beatriz dolcemente.
No, davvero ribatt rapidamente Julie.
Simon sapeva che non era vero. A volte Julie non riusciva a non sembrare una snob che
detestava i mondani, proprio come a volte Jon non riusciva a non sembrare, be' un coglione. Erano
fatti cos, e Simon si rese conto che, inspiegabilmente, non avrebbe voluto che fossero diversi. Erano i
suoi amici, nel bene e nel male. In due anni avevano affrontato insieme un sacco di cose: demoni, fate,
Delaney Scarsbury, il cibo della mensa. Erano quasi come una famiglia, pens. Non necessariamente
la tua famiglia ti piace sempre, per sai che, se necessario, saresti pronto a difenderla fino alla morte.
Per sperava intensamente di non dovere arrivare a quel punto.
Di, non sei un po' nervoso? chiese Jon. Chi si ricorda l'ultima volta che qualcuno 
Asceso? A pensarci suona come una cosa ridicola: un sorso da una coppa e Puf! Lewis  uno
Shadowhunter?
A me non suona ridicolo ribatt Julie piano, e tutti rimasero in silenzio. Sua madre era stata
trasformata durante la Guerra Oscura. Aveva bevuto un sorso dalla Coppa Infernale ed era diventata
un'Ottenebrata. Il guscio di una persona, nient'altro che un contenitore vuoto per gli ordini malvagi di
Sebastian.
Sapevano tutti ci che poteva fare un sorso da una coppa.
George si schiar la gola. Non riusciva a sopportare un'atmosfera cupa per pi di trenta secondi:
questa era una delle cose della vita con lui di cui Simon avrebbe avvertito maggiormente la mancanza.
Be', io di certo sono prontissimo a rivendicare il mio diritto di nascita dichiar tutto allegro. Pensi
che diventer insopportabilmente arrogante dopo il primo sorso o ci vorr un po' di tempo per
eguagliare Jon?
Non  arroganza se  accurata ribatt Jon con un sogghigno e, in quel modo, la serata si
risistem da sola.
Simon cerc di prestare attenzione alle chiacchiere degli amici, facendo del suo meglio per non
pensare alla domanda di Jon sul fatto che fosse nervoso o no e se dovesse passare la notte a riflettere
sobriamente sulle sue opzioni.
Quali opzioni? Come poteva andarsene cos, dopo due anni all'Accademia, dopo tutto
quell'allenamento e quello studio, dopo aver giurato e stragiurato che voleva essere uno
Shadowhunter? Come poteva deludere Clary e Isabelle a quel modo E, se lo avesse fatto, loro come
avrebbero potuto continuare a volergli bene?
Cerc di non pensare a come sarebbe stato ancora pi difficile per loro volergli bene  o almeno
per lui accorgersene  se qualcosa fosse andato storto nella cerimonia e lui fosse morto.
Cerc anche di non pensare a tutti gli altri che lo amavano, quelli che, secondo la Legge degli
Shadowhunters, doveva giurare di non vedere mai pi. Sua madre. Sua sorella.
Marisol e Sunil non avevano nessuno che li aspettava a casa: una cosa, questa, che a lui era
sempre parsa insopportabilmente triste. Ma forse era pi semplice andarsene quando non ci si lasciava
nulla alle spalle. Poi c'era George, quello fortunato: i suoi genitori adottivi erano Shadowhunters,
anche se non avevano mai brandito una spada. Poteva continuare ad andare a casa per le tradizionali
cene della domenica e non avrebbe nemmeno dovuto scegliersi un nuovo nome.
Negli ultimi tempi George lo prendeva in giro, affermando che Simon non avrebbe dovuto fare
molta fatica a scegliersi un nuovo nome. Lightwood ha un suono mica male, non credi? gli piaceva
dire. Simon era diventato molto bravo a fingere di essere sordo.
Segretamente, per, pensava, con un rossore che gli saliva alle guance: Lightwood forse.
Un giorno. Se osava sperare.
Nel frattempo, per, doveva tirar fuori un nuovo nome di suo conio, un nome per la sua nuova
identit di Shadowhunter  pi o meno insondabile quanto tutto il resto di quel processo.
Mmh, posso entrare? Una ragazza esile e occhialuta di circa tredici anni era sulla soglia.
Simon supponeva che si chiamasse Milla, ma non ne era sicuro: la nuova classe dell'Accademia era
cos numerosa e cos incline a spalancare gli occhi su di lui da non avergli permesso di conoscere molti
studenti. Quella ragazza aveva l'aspetto entusiasta ma confuso di una mondana che, persino dopo tutti
quei mesi, non riusciva a credere di essere davvero l.
 un luogo pubblico disse Julie, con un tono altezzoso nella voce  o meglio, addirittura pi
altezzoso del solito. Adorava spadroneggiare sulle nuove leve.
La ragazza avanz timidamente verso di loro. Simon si stup che una come lei fosse finita in
Accademia, ma poi si rimprover da solo: sapeva di non dover giudicare dalle apparenze, soprattutto
considerato l'aspetto che aveva lui stesso quando si era presentato l due anni prima, cos scheletrico da
poter indossare solo indumenti a misura di ragazza. Pensi come uno Shadowhunter si accus.
Buffo che quello non sembrasse quasi mai un commento positivo.
Mi ha detto di darti questo sussurr la ragazza porgendo a Marisol un foglio piegato,
dopodich scapp via in fretta. Marisol, dedusse Simon, era una specie di eroina per i giovani mondani.
Chi te lo ha detto? le chiese, ma l'altra era gi scomparsa. Fece spallucce, apr il biglietto e,
leggendo il messaggio, si rabbui in viso.
Che cosa c'? chiese Simon, preoccupato.
Marisol scroll la testa.
Jon le prese la mano e Simon si aspettava che lei lo schiaffeggiasse, invece si limit a stringerla
forte.  di Sunil spieg con voce tesa e adirata, dopodich porse il biglietto a Simon. Suppongo che
abbia considerato le sue opzioni.
Non ce la faccio, recitava il biglietto. So che probabilmente questo fa di me un vigliacco, ma
non riesco a pensare di bere da quella Coppa. Non voglio morire. Mi spiace. Saluta tutti al posto mio.
E buona fortuna.
Fecero girare il biglietto tra di loro, come se avessero bisogno di vedere le parole nero su bianco
prima di poterci credere davvero. Sunil era fuggito.
Non possiamo fargliene una colpa comment infine Beatriz. Tutti devono fare le proprie
scelte.
Io gliene faccio una colpa, invece ribatt Marisol, accigliandosi. Fa fare una brutta figura a
tutti.
Simon non credeva fosse quello il motivo della sua ira, o non precisamente. Anche lui era
arrabbiato, ma non perch pensava che Sunil fosse un vigliacco o li avesse traditi: era arrabbiato perch
si era impegnato tanto per non pensare a ci che poteva accadere o al fatto che quella fosse la sua
ultima occasione di andarsene, e ora Sunil aveva vanificato tutti i suoi sforzi.
Si alz. Ho bisogno di una boccata d'aria.
Ti faccio compagnia, socio? chiese George.
Simon scroll la testa, sapendo che George non si sarebbe offeso. Era un'altra cosa che li
rendeva buoni compagni di stanza: ognuno sapeva quando lasciare l'altro in pace.
Ci vediamo domattina, ragazzi li salut. Julie e Beatriz sorrisero e gli fecero un cenno della
buonanotte, e persino Jon gli rivolse un saluto sardonico. Per Marisol non lo guard nemmeno: forse,
nei suoi pensieri, sarebbe stato lui il prossimo a scappare.
Voleva rassicurarla che era improbabile. Voleva giurare che, la mattina successiva, sarebbe
stato l accanto a tutti gli altri nella Sala del Consiglio, pronto a portare la Coppa alle labbra senza
esitazioni. Per giurare era una cosa seria per gli Shadowhunters. Non si prometteva mai nulla, a meno
di non esserne assolutamente sicuri.
Cos si limit a un'ultima buonanotte e lasci l i suoi amici.
Chiss se, nella storia dei tempi, qualcuno avesse mai detto Ho bisogno di una boccata d'aria
perch lo pensava veramente. Di sicuro era un codice usato per dire: Voglio stare da un'altra parte.
Come lui adesso. Il problema era che nessun posto gli sembrava quello giusto e perci, in mancanza di
un'idea migliore, decise che si sarebbe dovuto accontentare della sua camera. Almeno l poteva
restarsene da solo.
Per il momento era quello il suo unico piano.
Quando per entr in camera, trov una ragazza seduta sul letto. Una ragazza minuta, dai
capelli rossi, che appena lo vide si illumin in viso.
Di tutte le cose strane che gli erano capitate negli ultimi anni, la pi strana era che il fatto di
ritrovarsi belle ragazze che lo aspettavano impazienti nella sua camera da letto non gli sembrava ormai
particolarmente strana.
Clary le disse abbracciandola forte. Non serviva aggiungere altro, perch con gli amici
migliori era cos che funzionava. Lei sapeva esattamente quando lui aveva bisogno di vederla e quanto
fosse grato alle sue visite senza che avesse bisogno di proferire verbo.
Clary gli sorrise e s'infil di nuovo lo stilo in tasca. Il Portale che lei aveva creato scintillava
ancora nel muro decrepito in pietra, di gran lunga l'oggetto pi brillante nella stanza. Sorpreso?
Volevi darmi un'ultima occhiata prima che diventi tutto muscoli e lotte contro i demoni? la
prese in giro Simon.
Simon, sai che Ascendere non sar come essere morso da un ragno radioattivo o roba simile,
giusto?
Quindi mi stai dicendo che non potr saltare dai grattacieli con un unico balzo? E non avr la
mia Batmobile? Allora rivoglio i miei soldi.
Sul serio, Simon
Sul serio, Clary. Conosco il significato dell'Ascensione.
Le parole gravavano tra di loro e, come sempre, Clary ud quello che lui non diceva: quella
faccenda era troppo grossa per parlarne seriamente. Scherzare, per il momento, era quanto di meglio lui
sapesse fare.
Inoltre, Lewis, direi che sei gi abbastanza muscoloso. Gli palp i bicipiti che erano l l per
scoppiare, come non pot fare a meno di notare lui stesso. Un altro po' e dovrai comprarti dei nuovi
vestiti.
Giammai! protest, indignato, lisciandosi la maglietta; nel cotone morbido c'erano gi una
dozzina di buchi, e le lettere che formavano la scritta SONO UN COSPLAYER GI COS erano
talmente sbiadite da risultare quasi illeggibili. Hai ehm, per caso hai portato Isabelle con te? Cerc
di nascondere la speranza nel tono di voce.
Difficile credere che due anni prima fosse approdato all'Accademia in parte per sfuggire a
Clary e a Isabelle e al modo in cui lo guardavano, come se lo amassero pi di ogni altra cosa al
mondo ma anche come se avesse annegato il loro cucciolo in una vasca da bagno. Allora amavano
un'altra versione di lui, quella che aveva perso la memoria, e anche quella versione le aveva amate.
Non ne dubitava, solo che non lo sentiva. Per lui erano due estranee. Estranee terribilmente belle che
volevano fosse qualcuno che non era.
Gli sembrava un'altra vita. Non sapeva se avrebbe recuperato tutti i suoi ricordi, ma in qualche
modo, nonostante ci, aveva ritrovato Clary e Isabelle. Aveva trovato un'amica del cuore che era come
la sua altra met e che un giorno sarebbe presto diventata la sua parabatai. E aveva trovato anche
Isabelle Lightwood, un miracolo dalle sembianze umane, che gli diceva Ti amo ogni volta che lo
vedeva e, incomprensibilmente, ne sembrava davvero convinta.
Voleva venire gli ripose Clary, ma doveva affrontare quella faccenda delle fate fuorilegge a
Chinatown, una storia di ravioli cinesi in brodo e di un tizio con la testa da capra. Non ho fatto troppe
domande e Sorrise a Simon con l'aria di chi la sapeva lunga. Dai ravioli cinesi in poi ti ho perso,
vero?
Lo stomaco di Simon brontol in modo cos rumoroso da rispondere al posto suo.
Be', forse possiamo prendertene un po' mentre andiamo. O almeno un paio di fette di pizza e
un latte macchiato sugger Clary.
Non scherzare con me, Fray. In quei giorni Simon era molto permaloso sull'argomento pizza
 o sulla sua mancanza. Sospettava che un giorno o l'altro il suo stomaco avrebbe dato le dimissioni in
segno di protesta. Mentre andiamo dove?
Oh, ho dimenticato di dirtelo.  il motivo per cui sono qui, Simon. Clary lo prese per mano.
Sono venuta per portarti a casa.
Simon era sul marciapiede e, con lo sguardo all'ins, fissava la casa in arenaria rossa della
madre, mentre lo stomaco gli gorgogliava. Viaggiare con il Portale lo faceva sempre sentire sul punto
di vomitare l'intestino crasso, ma stavolta non credeva di poter dare la colpa alla magia
interdimensionale. Non del tutto, almeno.
Sei sicuro che sia una buona idea?  tardi chiese.
Sono le undici, Simon rispose Clary. Sai che  ancora sveglia. E anche se non lo , sai
che
Lo so. Sua madre avrebbe voluto vederlo, cos come sua sorella che, secondo Clary, era a
casa per il weekend perch qualcuno  presumibilmente un qualcuno di benintenzionato e dai capelli
rossi in possesso del numero di telefono di sua sorella  le aveva detto che Simon sarebbe passato per
una visita.
Si accasci contro Clary per un istante e, per quanto fosse piccola, lei sopport il suo peso.
Non so come fare, non so come dirgli addio si lament.
Sua madre era convinta che stesse frequentando una scuola militare. Lui si era sentito in colpa
per averle mentito, ma non aveva avuto altra scelta; sapeva fin troppo bene che cosa sarebbe successo
se avesse rischiato di dirle troppa verit. Per questa questa era un'altra storia. La Legge degli
Shadowhunters gli proibiva di raccontare dell'Ascensione e della sua nuova vita. La Legge gli proibiva
anche di contattarla dopo essere diventato uno Shadowhunter, e bench nulla gli vietasse di andare a
Brooklyn per un ultimo addio, la Legge gli vietava di spiegarne le ragioni.
Dura lex, sed lex.
La Legge  dura, ma  la Legge.
La Legge fa schifo pens Simon.
Vuoi che entri con te? gli chiese Clary.
In realt era il suo desiderio pi grande, ma qualcosa gli diceva che avrebbe dovuto farcela da
solo.
Simon scroll la testa. Per grazie, perch mi hai portato qui, perch sapevi che ne avevo
bisogno, perch Be', per tutto.
Simon
Clary aveva l'aria esitante, una cosa che non le succedeva mai.
Che cosa c'?
Lei sospir. Tutto quello che ti  successo, Simon, tutto Fece una pausa, abbastanza lunga
perch lui pensasse a ci che implicava quel tutto: essere trasformato prima in un topo poi in un
vampiro, trovare Isabelle, salvare il mondo una quantit di volte  o almeno cos gli era stato riferito ,
essere rinchiuso in una gabbia e venire tormentato da ogni genere di creature soprannaturali, uccidere
demoni, affrontare un angelo, perdere i propri ricordi e, in quel momento, trovarsi sulla soglia
dell'unica casa che avesse mai conosciuto preparandosi a lasciarsela definitivamente alle spalle. Non
riesco a fare a meno di pensare che sia successo tutto per causa mia gli disse piano. Che io sono la
ragione per cui
Lui la ferm prima che potesse andare avanti: non sopportava che pensasse di doversi scusare.
Hai ragione la rassicur. Tu sei la ragione. Di tutto. Simon la baci delicatamente sulla fronte. 
per questo che ti ringrazio.
Sei sicuro di non volere che te li scaldi? chiese la madre di Simon mentre lui s'infilava in
bocca un'altra cucchiaiata traboccante di ziti freddi.
Mmh? Che cosa? No, va bene cos.
Andava pi che bene. Erano cucinati con pomodoro speziato, aglio fresco, peperoncino piccante
e formaggio fuso, ed erano meglio di quanto la pasta avanzata della pizzeria all'angolo avesse il diritto
di essere. Sapevano di cibo vero, e ci li metteva parecchie spanne al di sopra di tutto ci che avesse
mangiato negli ultimi mesi. Ma non era solo quello. Il takeaway di Giuseppe era una tradizione per
Simon e sua madre da quando suo padre era morto e sua sorella se n'era andata via per studiare, da
quando erano rimasti a vagare in un appartamento che per due persone sembrava un antro e avevano
perso l'abitudine di consumare i pasti giornalieri insieme. Era pi semplice prendere qualcosa da
mangiare quando capitava, entrando o uscendo di casa. Dopo il lavoro sua madre si riscaldava la cena
davanti alla televisione, Simon si prendeva un pho vietnamita o un sandwich andando alle prove con la
band. Forse era pi facile non affrontare ogni sera le sedie vuote a tavola. Per avevano stabilito la
regola di cenare insieme almeno una volta la settimana, trangugiando rumorosamente la pasta di
Giuseppe dopo averla tuffata nella salsa piccante.
Quegli avanzi freddi sapevano di casa, di famiglia, e Simon odiava pensare a sua madre che se
ne stava nell'appartamento vuoto, settimana dopo settimana, a mangiarli da sola.
I figli devono crescere e andarsene si disse. Non stava facendo nulla di sbagliato, non stava
facendo nulla che non dovesse fare.
Per c'era una parte di lui che dubitava. Forse i figli dovevano andare via di casa, s, ma non per
sempre. Non in quel modo.
Tua sorella ha cercato di aspettarti sveglia gli disse sua madre ma a quanto pare non ha
dormito per una settimana di fila in vista degli esami. Alle nove  crollata sul divano.
Forse dovremmo svegliarla sugger Simon.
Lei scroll la testa. Lascia dormire quella poveretta. Ti vedr domattina.
Non aveva espressamente promesso alla madre che sarebbe rimasto a dormire, per gliel'aveva
lasciato credere, il che era pi o meno la stessa cosa: un'altra bugia.
Lei si sedette sulla sedia accanto a lui e infilz uno zito con la forchetta. Non ditelo alla mia
dieta sussurr rivolgendosi a un pubblico immaginario, e poi se lo infil in bocca.
Mamma, la ragione per cui sono qui Volevo parlarti di una cosa.
 buffo. A dire il vero anch'io volevo parlarti di una cosa.
Ah s? Fantastico! Ehm comincia tu per prima.
Sua madre sospir. Ricordi Ellen Klein? La tua insegnante di ebraico a scuola?
Come potrei dimenticarla? disse Simon ironicamente. La Klein era stata il flagello della sua
esistenza dalla seconda alla quinta elementare. Ogni marted dopo la scuola avevano combattuto una
guerra silenziosa solo perch, per uno sventurato incidente durante la ricreazione, Simon le aveva
involontariamente fatto volare la parrucca in un nido di piccioni. Lei aveva vissuto i tre anni successivi
con il fermo obiettivo di rovinargli la vita.
Sai che era solo una simpatica vecchietta che cercava di farti stare attento dichiar quindi sua
madre, con un sorriso d'intesa.
Le simpatiche vecchiette non buttano le tue carte Pokmon nella spazzatura le fece notare
Simon.
Lo fanno quando le scambi con del vino per il Qiddush sul retro della sinagoga ribatt lei.
Non lo farei mai!
Una madre sa sempre tutto, Simon.
Okay, d'accordo. Ma era un Mew molto raro, l'unico Pokmon che
In ogni caso. La figlia di Ellen Klein si  appena sposata con la sua fidanzata, una donna
adorabile, ti piacerebbe piace a tutti noi. Per
Simon rote gli occhi. Per, lasciami indovinare, la signora Klein  un'omofoba indemoniata.
No, non si tratta di questo La fidanzata  cattolica. A Ellen  venuto un colpo, non voleva
andare al matrimonio, e ora indossa abiti da lutto e racconta a tutti che la figlia potrebbe anche essere
morta.
Simon apr la bocca per vantarsi che aveva sempre avuto ragione e che la signora Klein era
davvero una bisbetica orribile, ma sua madre alz un dito per fermarlo.
A quanto pareva, una madre sapeva sempre tutto.
S, s,  orribile, ma non te lo dico perch tu ti senta vendicato. Te lo dico Un le dita e,
all'improvviso, sembr nervosa. Ho avuto una stranissima sensazione quando ho sentito la storia,
Simon, come se sapessi che se ne sarebbe pentita Perch io me ne sono pentita. Non  strano? Fece
una risatina nervosa, ma priva di umorismo. Sentirsi in colpa per qualcosa che nemmeno si  fatto?
Non so spiegarti perch, Simon, ma mi sento come se ti avessi tradito in qualche modo terribile che non
ricordo neppure.
Ma  ovvio che non hai fatto niente, mamma.  ridicolo.
Certo che  ridicolo. Non lo farei mai. Un genitore deve provare un amore incondizionato per
suo figlio. Aveva gli occhi lucidi per le lacrime non versate. Lo sai che  cos che ti voglio bene,
Simon, vero? Incondizionatamente?
Certo.
Lo disse come se lo pensasse davvero. E lo pensava davvero. Ma, ovviamente, era solo un'altra
bugia. Perch in quell'altra vita, quella che era stata cancellata dalle loro menti, lei lo aveva tradito. Lui
le aveva detto la verit, le aveva spiegato che era stato trasformato in un vampiro, e lei l'aveva buttato
fuori di casa. Gli aveva detto che non era pi suo figlio. Che suo figlio era morto. Aveva dimostrato, a
entrambi, i limiti del suo amore.
Non ricordava l'episodio in s, ma a un livello pi profondo del pensiero cosciente ne
rammentava la sensazione: il dolore, il tradimento, la perdita. Non gli era mai passato per la mente che
potesse ricordarlo anche lei.
 sciocco. Lei si asciug una lacrima e si diede una scrollatina. Non so perch questa storia
mi renda cos emotiva. Solo solo che avevo questa sensazione di dovertelo raccontare, e poi tu ti sei
presentato qui come se fosse destino, e..
Mamma. Simon tir su la madre dalla sedia e l'abbracci forte. All'improvviso gli sembr
cos piccola Pens a come avesse lavorato sodo tutti quegli anni per proteggerlo, e come lui avrebbe
fatto di tutto per proteggerla a sua volta. Adesso era una persona completamente diversa rispetto a due
anni prima, un Simon diverso rispetto a quello che si era confessato con sua madre ed era stato cacciato
di casa. Forse anche lei era diversa. Forse fare quella scelta una volta sarebbe bastato ad assicurare che
non sarebbe pi accaduto, cos come forse era ora di smettere di farle pesare quel tradimento che
nessuno dei due ricordava del tutto. Mamma, lo so. E anch'io ti voglio bene.
Allora lei si stacc da lui, quel tanto che bastava per incrociare il suo sguardo. E tu? Che cosa
dovevi dirmi?
Oh, niente di che. Mi sono unito a un culto soprannaturale di cacciatori di demoni che mi
hanno proibito di rivederti, per ti voglio bene.
Non era il massimo.
Te lo dir domattina. Adesso mi sembri esausta le disse.
Lei sorrise, la spossatezza dipinta in viso. Domattina gli fece eco. Bentornato a casa,
Simon.
Grazie, mamma le rispose e, miracolosamente, ci riusc senza farsi venire un groppo in gola.
Aspett che lei scomparisse dietro la porta della sua camera da letto e attese che cominciasse a russare
piano. Poi scribacchi un biglietto in cui si scusava per essere dovuto partire cos all'improvviso, senza
nemmeno salutarla.
Anche sua sorella russava, sebbene lo negasse, proprio come la madre. Restando in completo
silenzio, poteva sentirla fino in cucina. Avrebbe potuto svegliarla, se avesse voluto, e probabilmente le
avrebbe persino rivelato la verit, o una sua versione. Di Rebecca si poteva fidare: non soltanto avrebbe
mantenuto i suoi segreti, ma li avrebbe anche compresi. Poteva fare ci che era venuto a fare, ci che
avrebbe dovuto fare: dirle addio e raccomandarle di amare e proteggere la madre per entrambi.
No. Aveva parlato a bassa voce, ma sembr che quella parola riecheggiasse nella cucina
vuota.
La Legge era dura, ma era anche piena di falle. Non gliel'aveva insegnato Clary? C'erano
Shadowhunters che avevano trovato il modo di trattenere nelle loro vite i mondani che amavano, e
Simon stesso ne era la prova. Forse era quello il motivo per cui Clary l'aveva portato l quella sera: non
perch dicesse addio, ma perch capisse che non poteva. Non voleva.
Non  per sempre promise alla madre e alla sorella mentre sgattaiolava fuori dalla porta.
Giur a se stesso che non era vigliaccheria andarsene senza dire nulla: era la promessa silenziosa che
quella non fosse la fine, la promessa che avrebbe trovato una soluzione. E nonostante il fatto che non ci
fosse nessuno ad apprezzare il suo impeccabile accento alla Schwarzenegger, pronunci il suo
giuramento a voce alta: Torner.
Clary gli aveva detto di farle una telefonata quando fosse stato pronto per tornare
all'Accademia, ma lui ancora non lo era. Era strano: di l a un giorno non ci sarebbe stato nulla che
l'avrebbe trattenuto dal tornare davvero a New York. Dopo la sua Ascensione sarebbe stato uno
Shadowhunter puro. Basta scuola, basta missioni di allenamento, basta lunghe giornate e nottate a Idris
senza il suo caff del mattino. Non aveva pensato molto a ci che sarebbe successo poi, ma sapeva che
sarebbe tornato in citt e avrebbe alloggiato all'istituto, almeno temporaneamente. Non c'era motivo di
provare nostalgia per New York quando mancava cos poco a tornarci davvero.
Solo che non sapeva esattamente chi sarebbe stato al momento del suo ritorno. Dopo
l'Ascensione. Sempre che fosse riuscito a superarla, sempre che non fosse successo nulla di terribile
bevendo dalla Coppa Mortale.
Che cosa significava realmente diventare uno Shadowhunter? Sarebbe stato pi forte e pi
svelto, questo lo sapeva. Avrebbe potuto portare le rune sulla pelle, vedere attraverso gli incantesimi
senza l'aiuto di uno stregone. Sapeva un sacco di cose su quello che avrebbe potuto fare, ma non
sapeva nulla di come si sarebbe sentito. Di chi sarebbe stato una volta diventato uno Shadowhunter.
Non pensava che un sorso da una coppa magica l'avrebbe trasformato istantaneamente in uno snob
egomaniaco, straordinariamente bello, selvaggiamente avventato come be', come quasi tutti gli
Shadowhunters che conosceva e a cui voleva bene. E nemmeno si aspettava che trasformarsi in uno
Shadowhunter gli avrebbe fatto automaticamente disprezzare Dungeons&Dragons, Star Trek e tutta la
tecnologia e la cultura pop inventata dopo il Diciannovesimo secolo. Ma chi poteva saperlo con
certezza?
E non era solo la disorientante trasformazione da essere umano ad angelo-guerriero. Gli
avevano anche assicurato che, con grande probabilit, avrebbe recuperato tutti i suoi ricordi se fosse
sopravvissuto all'Ascensione. Tutti i ricordi del Simon originale, il vero Simon, quello che si era dato
tanto da fare per convincere la gente di essere scomparso per sempre, gli avrebbero inondato di nuovo
il cervello. Immagin che quella prospettiva dovesse renderlo felice, ma si rese conto di sentirsi
abbastanza geloso del suo cervello cos com'era adesso. E se a Simon  il Simon che aveva salvato il
mondo, il Simon di cui Isabelle si era innamorata  non fosse piaciuta questa nuova versione in cui si
sarebbe trasformato? E se avesse bevuto dalla Coppa e si fosse perduto di nuovo?
Pensare a se stesso come a persone cos diverse gli dava il mal di testa.
Voleva trascorrere in citt un'ultima notte proprio come quella: Simon Lewis, miope, mondano
che amava i manga.
E poi voleva ancora un po' di quei ravioli cinesi in brodo.
Simon camminava per Flatbush assorbendo i rumori familiari della New York notturna: le
sirene, i martelli pneumatici dei cantieri, i clacson furiosi del traffico stradale, accompagnati dai rumori
leggermente meno familiari dei cani incantati delle fate che abbaiavano ai piccioni. Attravers il Ponte
di Manhattan, con il metallo che gli sferragliava sotto i piedi mentre la metropolitana passava con un
boato, le luci del Distretto Finanziario che scintillavano attraverso la nebbia. Persino prima di sapere
qualsiasi cosa di demoni e Nascosti, pens, aveva sempre creduto che New York fosse piena di magia.
Forse era quello il motivo per cui aveva trovato cos facile accettare la verit sul Mondo delle Ombre.
Nella sua citt, tutto era possibile.
Il ponte lo scaric molto opportunamente nel cuore di Chinatown. Mentre s'infilava nel suo
bugigattolo preferito e ingollava una porzione da asporto di ravioli cinesi, la mente di Simon divag su
Isabelle, chiedendosi se fosse nelle vicinanze e se stesse sferrando fendenti con la sua frusta in elettro.
Lo faceva sempre trasecolare il pensiero che, in pratica, stava uscendo con una supereroina.
Naturalmente frequentare una supereroina significava non poterle chiederle di smettere un
attimo di salvare il mondo solo perch, all'ultimo minuto, avevi voglia di un appuntamento. Cos
Simon continu a camminare, immergendosi nel ritmo della citt a mezzanotte, lasciando che la sua
mente vagasse senza meta come i suoi piedi. O almeno credeva di vagare senza meta, finch non si
ritrov in un isolato familiare dell'Avenue D, passando davanti a un emporio in cui il latte era sempre
acido ma il tizio dietro al bancone offriva sempre caff gratis con i donut del mattino, se solo sapevi
come prenderlo.
Un momento, come faccio a saperlo? pens. La risposta segu a ruota. Lo sapeva perch, in
qualche altra vita dimenticata, aveva vissuto da quelle parti. Lui e Jordan Kyle avevano condiviso un
appartamento nell'edificio fatiscente all'angolo, in mattoni rossi. Un vampiro e un lupo mannaro che
vivevano insieme: sembrava quasi l'inizio di una brutta barzelletta, ma l'unica brutta barzelletta era che
Simon aveva praticamente dimenticato che cosa fosse accaduto.
E che Jordan era morto.
In quel momento quel pensiero lo colp quasi con la stessa durezza di quando l'aveva saputo la
prima volta: Jordan era morto. E non soltanto lui. Raphael era morto. Il fratello di Isabelle, Max, era
morto. Il fratello di Clary, Sebastian, era morto. La sorella di Julie. Il nonno, il padre e il fratello di
Beatriz, il padre di Julian Blackthorn, i genitori di Emma Carstairs: erano tutti morti, ed erano solo
quelli di cui gli era stato riferito. Quante altre persone a cui teneva, o persone cui tenevano le persone
che lui amava, erano cadute nel corso dell'una o dell'altra guerra Shadowhunter? Era ancora un
adolescente, in teoria non doveva conoscere tanta gente morta.
Me compreso pens all'improvviso. Non doveva dimenticare proprio se stesso.
Perch era cos, no? Prima della sua vita da vampiro c'era stata la morte. Fredda, esangue e
sotterranea.
Poi, in seguito, l'oblio. E anche quello era stato una specie di morte.
Simon non era ancora nemmeno uno Shadowhunter, eppure quella vita gli aveva gi tolto tanto.
Simon, sapevo che ti avrei trovato qui.
Simon si gir e si ricord che, malgrado tutte le perdite, c'erano stati anche dei guadagni
significativi. Isabelle sospir. Poi, per un bel po', ebbe le labbra troppo impegnate per parlare.
Andarono all'appartamento di Magnus e Alec. La coppia aveva portato il nuovo bambino in
vacanza a Bali e questo voleva dire che Simon e Isabelle avrebbero avuto la casa tutta per loro.
Sei sicura che  ok se stiamo qui? chiese Simon, guardandosi attorno nervosamente
nell'appartamento. L'ultima volta che l'aveva visto, lo stile era a met fra Studio 54 e bordello: un
sacco di strobosfere, tende di velluto e una serie di specchi posizionati in maniera assurda. Ora il
soggiorno sembrava uscito direttamente da un negozio per l'infanzia: coperte, pannolini, giostrine e
coniglietti di peluche a perdita d'occhio.
Ancora non riusciva a credere che Magnus Bane fosse il pap di qualcuno.
Sicura gli garant Isabelle, togliendosi il vestito con lentezza e rivelando cos i vasti lembi di
pelle liscia e pallida sottostante. Se per vuoi andartene
No, esclam Simon, boccheggiando in cerca d'aria per parlare. Certo che no. Qui va bene.
Molto bene.
D'accordo, allora. Isabelle spazz via una famiglia di gattini di peluche dal sof e poi vi si
distese come una gatta molto soddisfatta e molto pericolosa. Fissava insistentemente la camicia di
Simon, che gli copriva ancora il petto.
Be', allora?
Simon era in piedi davanti a lei.
Simon.
S?
Sto fissando insistentemente la tua camicia.
Mmh.
Ce l'hai ancora addosso.
Ah, giusto. Rimedi subito e si lasci cadere accanto a lei sul divano.
Simon.
S? Ah, giusto. Si chin verso di lei e l'avvicin a s per un bacio, a cui Isabelle si abbandon
per trenta secondi circa prima di allontanarsi.
Che cosa c' che non va? le chiese.
Dimmelo tu. Io, la tua ragazza incredibilmente sexy che non vedi mai, mi sto prostrando
seminuda davanti a te, ma sembra che tu preferiresti guardare una partita di baseball.
Odio il baseball.
Appunto. Isabelle si tir su a sedere, anche se, per fortuna, non si rimise i vestiti. Non ancora.
Lo sai che puoi raccontarmi tutto, vero?
Simon annu.
Quindi se, per ipotesi, ti sentissi un po' nervoso per tutta questa storia dell'Ascensione di
domani e ti stessi domandando se vuoi ancora andare fino in fondo, con me ne puoi parlare.
Per ipotesi ripet Simon.
Ho scelto un argomento a caso disse Isabelle. Potremmo anche parlare di Avatar: La
leggenda di Oong, se vuoi.
 Aang la corresse lui, soffocando una risatina e ti amo anche se sei una nerd sprovveduta.
E io ti amo anche se sei un mondano rispose lei. Anche se resti un mondano. Lo sai questo,
vero?
Io Era facile per lei dirlo, e lui pens che probabilmente lo pensava davvero, ma non
bastava perch fosse vero. Pensi che mi ameresti? Sul serio?
Isabelle sbuff, irritata. Simon Lewis, ti sei dimenticato che eri un mondano quando ho
cominciato a uscire con te? Un mondano tutto pelle e ossa con un orribile senso estetico, vorrei
sottolineare. E poi sei diventato un vampiro, e io ho continuato a frequentarti. Poi sei ridiventato un
mondano, ma stavolta con un'amnesia mostruosa. Eppure, inspiegabilmente, mi sono innamorata
ancora di te. Che cosa ti fa pensare che mi siano rimaste delle pretese riguardo al tuo conto?
Ehm A questo punto dovrei dirti grazie?
Grazie  la risposta corretta, s. E pure Anch'io ti amo, Isabelle, e ti amerei anche se tu
perdessi la memoria o ti crescessero i baffi o cose simili.
Be', ovviamente. Simon le diede una tiratina al mento. Anche se mi fermerei alla barba.
Chiaro. Isabelle assunse di nuovo un'espressione seria. Mi credi, giusto? Non  possibile
che tu lo faccia per me.
Non lo faccio per te le conferm lui, ed era vero. Magari era andato all'Accademia, in parte,
a causa di Isabelle, ma ci era rimasto per se stesso. Quando fosse Asceso, non sarebbe stato perch
doveva dimostrarle qualcosa. Per Se facessi marcia indietro cosa che non farei mai, ma se lo
facessi, questo non farebbe di me un vigliacco? Tu usciresti con un mondano, forse. Ma io ti conosco,
Izzy, e non usciresti mai con un vigliacco.
E tu, Simon Lewis, non potresti essere un vigliacco. Nemmeno se ci provassi. Non  da
codardi scegliere come si vuole che sia la propria vita. Scegliere quello che  giusto per te forse  la
cosa pi coraggiosa da fare. Se scegli di essere uno Shadowhunter, ti amer per questo. Ma se scegli di
restare un mondano, ti amer anche per quello.
E se invece scelgo di non bere dalla Coppa Mortale solo perch ho paura che mi uccida? le
chiese. Fu un sollievo dirlo ad alta voce, finalmente. E se non avesse niente a che fare con il modo in
cui voglio passare il resto della mia vita? Se fosse solo perch sono spaventato?
Be', allora saresti un idiota, perch la Coppa Mortale non potrebbe mai farti del male, perch
sapr quello che so io, cio che sarai uno Shadowhunter straordinario. Il sangue dell'Angelo non
potrebbe mai farti del male gli disse lei, con un ardore intenso negli occhi. Non  possibile.
Lo credi davvero?
S, davvero.
Allora il fatto che siamo qui e tu sei ecco
Mezza nuda a chiedermi perch continuiamo a fare conversazione?
 non c'entra con il fatto che pensi che questa potrebbe essere la nostra ultima notte
insieme?
Questa domanda gli valse un altro sospiro esasperato. Simon, sai quante volte ho avuto la
quasi certezza che uno di noi non sarebbe sopravvissuto alle ventiquattro ore successive?
Uhm parecchie?
Parecchie gli conferm. E in nessuna di quelle occasioni ci siamo detti addio facendo sesso
in modo disperato e angosciato.
Aspetta Non l'abbiamo fatto?
Negli ultimi mesi Simon e Isabelle erano diventati molto intimi. Pi intimi di quanto mai
fossero stati prima, anche se non ricordava di preciso. Almeno nei discorsi. Per l'altro tipo di intimit
parlare al telefono e scriversi lettere non causava esattamente la perdita della verginit.
Poi c'era il fatto straziante che Simon non fosse certo di avere ancora una verginit da perdere.
In tutto quel tempo era stato troppo in imbarazzo per chiederglielo.
Mi stai prendendo in giro? fece Isabelle.
Simon si sent avvampare le guance.
Non mi stai prendendo in giro!
Ti prego, non arrabbiarti le disse.
Isabelle rise. Non sono arrabbiata. Se avessimo fatto sesso e tu te ne fossi dimenticato  cosa
che, tra parentesi, ti assicuro non sarebbe possibile, amnesia demoniaca o no  allora forse s che sarei
arrabbiata.
Quindi davvero non abbiamo mai?
Non abbiamo mai gli conferm lei. So che non ti ricordi, ma qui le cose erano un po'
frenetiche, con la guerra e tutta quella gente che cercava di ucciderci e via discorrendo. E, come ho
detto, non credo nel sesso d'addio.
Simon aveva la sensazione che la notte intera  forse la notte pi importante della sua giovane
vita dolorosamente priva di esperienze  fosse in sospeso, e aveva una gran paura di dire la cosa
sbagliata. Quindi, ehm, in che genere di sesso credi?
Credo che dovrebbe essere l'inizio di qualcosa dichiar Isabelle. Come se, per ipotesi, tutta
la tua vita dovesse cambiare domani e dovesse essere il primo giorno del resto della tua vita, di cui io
vorrei far parte.
Il resto della mia vita.
S.
Per ipotesi.
Per ipotesi. Allora lei gli tolse gli occhiali e lo baci forte sulle labbra, poi delicatamente sul
collo, proprio nel punto in cui un vampiro avrebbe affondato le sue zanne, pens una parte di lui.
L'altra parte per, quella principale, pensava: Sta per succedere davvero.
Sta per succedere stanotte.
E, soprattutto, credo di farlo perch voglio farlo proclam Isabelle con semplicit. Proprio
come qualsiasi altra cosa. E io voglio, purch lo voglia anche tu.
Non hai idea quanto disse onestamente Simon, ringraziando l'universo che il sangue degli
Shadowhunters non conferisse anche poteri telepatici. Per devo avvertirti che non Voglio dire, non
ho mai, cio, questa sarebbe la prima volta, quindi
Sarai un talento naturale. Gli baci di nuovo il collo, poi la gola. E poi il petto. Te lo
prometto.
Simon pens a tutte le umiliazioni che avrebbe potuto subire in quel caso, a come non avesse
assolutamente idea di quello che stesse per fare e a come, solitamente, combinasse dei grandi casini
quando non aveva idea di quello che faceva. Andare a cavallo, brandire una spada, saltare da un albero:
tutte le cose che gli altri continuavano a dirgli che gli sarebbero venute naturali di solito gli venivano
con bozzi, lividi e, pi di una volta, con la faccia sporca di letame.
Per non aveva provato nessuna di quelle cose con Isabelle al suo fianco. O tra le sue braccia.
E fu questo, come avrebbe scoperto, che fece tutta la differenza.
Buongiorno! cant Simon uscendo dal Portale ed entrando nella sua camera da letto
all'Accademia proprio in tempo per beccare Julie che sgusciava fuori dalla porta.
Ehm Buongiorno bofonchi George, infilato sotto le coperte. Non ero sicuro che saresti
tornato.
Ho appena visto?
Un gentiluomo non fa pettegolezzi rise George. E a questo proposito, vuoi che ti chieda
dove sei stato tutta la notte?
Meglio di no rispose Simon con fermezza. Attraversando la stanza per andare verso il suo
armadio in cerca di indumenti puliti, fece del suo meglio per togliersi dalla faccia un sorriso stupido,
trasognato e affranto.
Stai saltellando disse George in tono accusatorio.
Non  vero.
E stavi canticchiando aggiunse.
No, direi proprio di no.
Sarebbe il momento adatto per dirti che Jon Cartwright Trentacinquesimo ha fatto i suoi
bisognini nel cassetto delle tue magliette?
Per quella mattina nulla poteva rovinare l'umore a Simon. Non mentre sentiva il fantasma del
contatto di Isabelle. La pelle gli fremeva ancora. Sentiva le labbra gonfie. Sentiva gonfio anche il
cuore. Posso sempre prendermi delle nuove magliette disse allegramente. Pens che da quel
momento in poi avrebbe potuto dire tutto allegramente.
Credo che questo posto ti abbia ufficialmente mandato fuori di zucca. Allora George sospir,
suonando a sua volta un poco affranto. Sai, qui mi mancher davvero.
Non ti metterai ancora a piangere, vero? Temo che in fondo al mio cassetto dei calzini stia
crescendo un altro mucchio di bava senziente, se proprio vuoi farti venire un groppo in gola.
Bisogna indossare i calzini per trasformarsi in una macchina da combattimento sovrumana
met angelo? riflett George.
Non con i sandali replic Simon con prontezza. Non usciva da mesi con Isabelle senza avere
imparato qualcosa sulle calzature adatte. Mai con i sandali.
Si vestirono per la cerimonia, scegliendo con una certa ponderatezza le loro tenute pi da
George e da Simon. Questo voleva dire, per il primo, jeans e una maglietta da rugby, e, per il secondo,
una T-shirt sbiadita che aveva creato ai tempi in cui la band si chiamava Guinea Pig Death Posse e che,
fortunatamente, era sul pavimento da una settimana ma priva di escrementi di topo. Poi, senza parlare
troppo, cominciarono a fare le valigie con i loro effetti personali. L'Accademia non amava molto i
grandi festeggiamenti, e forse era meglio cos, riflett Simon, perch all'ultimo party di tutta la scuola
uno degli studenti del primo anno aveva sbagliato mira con la sua balestra fiammeggiante e aveva
appiccato fuoco al tetto. Non ci sarebbe stata nessuna cerimonia di promozione, niente smorfie con i
genitori orgogliosi davanti alla macchina fotografica, niente firme nell'annuario o lancio dei tocchi.
Solo il rituale dell'Ascensione, qualunque cosa significasse, e sarebbe stato tutto. La fine
dell'Accademia e l'inizio del resto delle loro vite.
Non  che non ci vedremo pi disse George all'improvviso, in un tono che suggeriva che
fosse proprio quella la sua preoccupazione.
Simon sarebbe tornato a New York e George sarebbe andato all'Istituto di Londra dove,
dicevano, un Lovelace era sempre il benvenuto. Ma che cos'era un oceano di distanza se potevano
viaggiare con il Portale? O almeno scriversi via mail?
Certo che no disse Simon.
Ma non sar la stessa cosa sottoline George.
No, suppongo di no.
George era impegnato a infilare ordinatamente i calzini in un comparto della valigia, cosa che
Simon trovava allarmante, perch era la prima volta in due anni che George faceva qualcosa
ordinatamente. Sei il mio migliore amico, lo sai dichiar George senza alzare lo sguardo, e poi,
rapidamente, come per anticipare ogni discussione: Non preoccuparti, so di non essere io il tuo
migliore amico, Sim. Hai Clary. E Isabelle. E il tuo amico della band. Ho colto il messaggio, ma
pensavo solo che dovessi saperlo.
Per qualche motivo, Simon lo aveva sempre saputo. Non si era mai preoccupato di pensarci
troppo: non pensava molto a George, punto e basta, perch era quello il bello dell'amico. Simon non
doveva mai pensarci e scervellarsi su quello che avrebbe fatto o come avrebbe reagito. Era George,
posato e affidabile, sempre presente, sempre pieno di allegria e desideroso di diffonderla. Ora invece
Simon pens a lui, a come lo conosceva bene e viceversa, non soltanto negli aspetti principali: i loro
timori notturni di essere espulsi dall'Accademia, lo sfortunato struggimento di Simon per Isabelle e
quello ancora pi sfortunato, anche se pi tiepido, di George per la maggior parte delle ragazze che
incrociavano la sua strada. Si conoscevano anche negli aspetti minori  l'allergia di George per gli
anacardi e quella di Simon per i compiti di latino; il terrore paralizzante del primo per i grandi uccelli 
e, in un certo senso, questi dettagli sembravano contare anche di pi. Negli ultimi due anni avevano
sviluppato una stenografia da coinquilini, quasi un linguaggio muto. Non esattamente come due
parabatai, pens Simon, e non esattamente come un migliore amico, ma nemmeno qualcosa di meno.
Qualcosa che non avrebbe mai voluto lasciarsi alle spalle definitivamente.
Hai ragione, George. Di ottimi amici ne ho pi che a sufficienza.
George s'incup in volto, ma in maniera cos impercettibile che solo qualcuno che lo conosceva
bene come Simon se ne sarebbe accorto.
Ma c' qualcos'altro che non ho mai avuto, almeno fino a ora aggiunse Simon.
E che cos'?
Un fratello. La parola suonava azzeccata. Non qualcuno che scegli, ma qualcuno che il
destino ti ha assegnato, qualcuno che, in qualsiasi altra circostanza, non ti avrebbe degnato di un
secondo sguardo, n tu a lui. Qualcuno per cui moriresti e uccideresti senza pensarci due volte, perch
fa parte della tua famiglia. A giudicare dal sorriso raggiante di George, anche a lui la parola suonava
giusta.
Adesso ci abbracciamo o cosa? chiese quindi.
Penso che sia inevitabile.
La Sala del Consiglio era tanto bella da intimorire e la luce mattutina pioveva dentro da una
finestra nel suo soffitto alto a cupola. A Simon ricordava le fotografie che aveva visto del Pantheon, ma
quell'edificio sembrava pi antico persino dell'antica Roma. Sembrava senza tempo.
Gli studenti dell'Accademia si ammassavano in piccoli gruppi, tutti con l'aria troppo nervosa e
distratta per fare altro se non commentare blandamente il tempo (che, come sempre a Idris, era
perfetto). Marisol rivolse un sorriso smagliante a Simon e fece un cenno deciso del capo quando lo vide
entrare nella stanza, come per dire: Non ho mai dubitato di te o quasi.
Simon e George furono gli ultimi ad arrivare e, poco dopo, tutti presero posto per la cerimonia.
I sette mondani erano disposti in ordine alfabetico nella parte anteriore della sala. Ce ne sarebbero
dovuti essere dieci, ma a quanto pareva Sunil non era stato l'unico a cambiare idea all'ultimo momento.
Leilana Jay, una ragazza molto alta e molto pallida di Memphis, e Boris Kashoff, un europeo dell'Est
dai muscoli fibrosi e dalle guance rossastre, erano sgattaiolati via durante la notte. Nessuno parl di
loro: non gli insegnanti, non gli studenti. Era come se non fossero mai esistiti, pens Simon  e poi
s'immagin Sunil, Leilana e Boris da qualche parte nel mondo, che vivevano da soli con la loro
conoscenza del Mondo delle Ombre, al corrente del male ma senza la volont o la capacit di
combatterlo.
C' pi di un modo di combattere il male in questo mondo pens Simon  e nella sua testa
risuonavano le voci di Clary, di Isabelle, di sua madre, e la sua stessa voce. Non farlo perch pensi di
doverlo fare. Fallo perch vuoi farlo.
Solo se vuoi farlo.
Gli studenti Shadowhunter dell'Accademia  Simon non pensava pi a loro come all'lite,
cos come non pensava pi a s e agli altri mondani come alla feccia  erano seduti nelle prime due
file del pubblico. Gli studenti non erano pi divisi in due schiere: erano un corpo unico, un'unit sola.
Persino Jon Cartwright sembrava orgoglioso, e un po' nervoso, per i mondani nella parte anteriore della
sala, e quando Simon lo colse che incrociava lo sguardo con Marisol e si premeva due dita sulle labbra
e poi sul petto, gli sembr quasi giusto. (O, almeno, non un crimine assoluto contro la natura, il che era
gi un inizio.) Nel pubblico non c'erano famigliari: i mondani che avevano dei parenti in vita, e il loro
numero era tristemente esiguo, avevano naturalmente gi troncato ogni legame. I genitori di George,
che erano Shadowhunters per sangue se non per scelta, avrebbero potuto presenziarvi, ma lui aveva
chiesto loro di non farlo. Solo nel caso in cui io esploda, socio aveva confidato a Simon. Non
fraintendermi: i Lovelace sono tipi tenaci, ma non credo che gli piacerebbe vedersi arrivare in faccia un
George liquefatto.
Ciononostante la sala era quasi piena. Era la prima classe di mondani dell'Accademia che
Ascendevano dopo decenni e un bel po' di Shadowhunters avevano voluto assistervi di persona. La
maggior parte di loro erano sconosciuti a Simon, ma non tutti. Assiepati dietro le file di studenti
c'erano Clary, Jace, Isabelle, Magnus e Alec  ritornati a sorpresa da Bali per l'occasione  che a turni
accudivano il loro bambino blu che si agitava. Tutti, persino il bambino, avevano lo sguardo fisso su
Simon, come se potessero fargli superare l'Ascensione con la pura forza di volont.
Era questo il significato dell'Ascensione, comprese Simon. Ecco che cosa significava essere
uno Shadowhunter. Non solo rischiare la propria vita, non solo incidere rune e combattere i demoni e,
di tanto in tanto, salvare il mondo. Non soltanto unirsi al Conclave e accettare di seguirne le regole
draconiane. Significava unirsi ai suoi amici. Significava far parte di qualcosa di pi grande di lui,
qualcosa di tanto meraviglioso quanto terrificante. S, la sua vita era molto pi sicura di quanto lo fosse
stata due anni prima, ma era anche molto pi piena. Come la Sala del Consiglio, era affollata delle
persone che amava e che lo amavano.
Si potevano quasi chiamare una famiglia.
E quindi la cerimonia ebbe inizio.
Uno dopo l'altro i mondani furono convocati sul podio, dove i loro professori erano
sobriamente allineati, in attesa di stringergli la mano e augurargli buona fortuna.
Uno dopo l'altro i mondani si avvicinarono ai doppi cerchi tracciati sul podio e
s'inginocchiarono nel centro, circondati dalle rune. Due Fratelli Silenti stavano l accanto, nel caso in
cui qualcosa fosse andato storto. Ogni volta che un mondano prendeva posizione, si chinavano sulle
rune e ne incidevano una nuova per simboleggiare il nome dello studente. Poi ritornavano ai margini
del podio, immobili come statue nelle loro tuniche di pergamena, e aspettavano. Aspettavano.
Anche Simon attendeva mentre uno per uno i suoi amici portavano alle labbra la Coppa Mortale
e una fiammata accecante di luce azzurra li avvolgeva per poi svanire.
Uno dopo l'altro.
Gen Almodovar. Thomas Daltrey. Marisol Garza.
Ogni studente beveva.
Ogni studente sopravviveva.
L'attesa era interminabile.
Tuttavia, quando il Console chiam il suo nome, gli sembr comunque troppo presto.
I piedi di Simon erano due blocchi di cemento. Si costrinse a camminare verso il podio, un
passo alla volta, il battito cardiaco che pulsava come un subwoofer e gli faceva tremare tutto il corpo. I
professori gli strinsero la mano, persino Delaney Scarsbury, che mormor: Ho sempre saputo che tu
avevi un certo non so che, Lewis. Una menzogna palese. Catarina Loss gli afferr la mano con
fermezza e lo tir verso di s, accarezzandogli la spalla con i scintillanti capelli bianchi mentre le sue
labbra gli sfioravano l'orecchio: Termina quello che hai iniziato, Diurno. Hai il potere di cambiare in
meglio queste persone, non sprecarlo.
Come la maggior parte delle cose che gli diceva Catarina, anche quella non aveva molto senso,
eppure una parte di lui la comprese al cento per cento.
Simon s'inginocchi al centro dei cerchi e ramment a se stesso di respirare.
Il Console era sopra di lui, con la tradizionale tunica rossa che sfiorava il pavimento. Stava
tenendo gli occhi sulle rune, ma avvertiva Clary che, l fuori, faceva il tifo per lui; udiva l'eco delle
risate di George; sentiva il fantasma del contatto caldo di Izzy sulla sua pelle. Al centro di quei cerchi,
circondato dalle rune, in attesa che il sangue divino gli scorresse nelle vene e lo mutasse in qualche
modo insondabile, si sentiva profondamente solo, eppure, allo stesso tempo, meno solo di quanto fosse
mai stato in vita sua.
C'era la sua famiglia che lo sosteneva.
Non l'avrebbe lasciato cadere.
Giuri, Simon Lewis, di abbandonare l'universo dei mondani e seguire il cammino degli
Shadowhunters? chiese il Console Penhallow. Simon aveva gi incontrato il Console, in passato,
quando aveva tenuto una lezione all'Accademia, e un'altra volta al matrimonio della figlia con Helen
Blackthorn. In entrambe le occasioni le era sembrata la tipica mamma: vivace, efficiente, abbastanza
simpatica e non troppo sorprendente. In quel momento, per, sembrava spaventosa e potente: pi che
un individuo, il deposito ambulante di millenni di tradizioni degli Shadowhunters. Vuoi prendere
dentro di te il sangue dell'Angelo Raziel e onorarlo? Giuri di servire il Conclave, seguire la Legge
come stabilita dall'Alleanza, e obbedire alla parola del Consiglio? Vuoi difendere ci che  umano e
mortale, sapendo che per il tuo servizio non ci saranno ricompense o ringraziamenti ma solo onore?
Per gli Shadowhunters giurare era una questione di vita e di morte. Se avesse fatto quella
promessa, non gli sarebbe pi stato possibile tornare alla vita che conduceva prima, a Simon Lewis,
nerd mondano, aspirante rockstar. Non c'erano pi opzioni da prendere in considerazione. C'era
solamente il suo giuramento e l'impegno di tutta la vita a rispettarlo.
Simon sapeva che se avesse alzato lo sguardo avrebbe incontrato gli occhi di Isabelle o di Clary
e ne avrebbe ricavato forza. Poteva silenziosamente chiedere loro se quella fosse davvero la strada
giusta, e loro l'avrebbero rassicurato.
Per la sua scelta non poteva appartenere a loro. Doveva essere sua e solo sua.
Chiuse gli occhi.
Lo giuro. La voce non gli trem.
Saprai essere uno scudo per i deboli, una luce nell'oscurit, una verit fra le menzogne, una
torre nella corrente, un occhio per vedere quando tutti gli altri sono ciechi?
Simon immagin la storia dietro quelle parole, tutti i Consoli che sfilavano nei decenni e nei
secoli prima di Jia Penhallow e avevano porto la stessa Coppa a un mondano dopo l'altro. Cos tanti
mortali che si erano offerti volontari per unirsi alla battaglia. A Simon erano sempre sembrati tanto
coraggiosi a rischiare la propria vita e sacrificare il loro futuro per una causa pi grande, non perch
fossero nati in una grande battaglia tra il bene e il male, ma perch avevano scelto di non vivere ai
margini lasciando che fossero gli altri a combattere per loro.
Riflett che se loro erano stati abbastanza coraggiosi da compiere quella scelta, forse lo sarebbe
stato anche lui.
Ma in quel momento non gli sembrava coraggio.
Gli sembrava solo fare un altro passo in avanti. Semplicemente.
Inevitabilmente.
S rispose.
E quando sarai morto cederai il tuo corpo ai Nephilim affinch venga bruciato e le tue ceneri
usate per costruire la Citt delle Ossa?
Nemmeno questo pensiero lo spaventava. All'improvviso gli pareva un onore che il suo corpo
continuasse a vivere rendendosi utile dopo la morte e che, da quel momento in avanti, il mondo degli
Shadowhunters avrebbe avuto diritto su di lui per l'eternit.
Lo voglio disse.
Allora bevi.
Simon prese la Coppa tra le mani. Era persino pi pesante di quanto sembrava e curiosamente
calda al tatto. Qualunque cosa contenesse non assomigliava molto al sangue, per fortuna, ma non
assomigliava neppure a nulla che fosse in grado di riconoscere. Se non lo avesse saputo, avrebbe detto
che la Coppa fosse piena di luce. Quando vi guard dentro, lo strano liquido parve quasi pulsare di un
bagliore soffuso, come per dire: Avanti, bevimi.
Non ricordava la prima volta che aveva visto la Coppa Mortale  era uno dei suoi ricordi
perduti  ma conosceva il ruolo che aveva giocato nella sua vita; sapeva che se non fosse stato per
quella, lui e Clary forse non avrebbero mai neppure scoperto l'esistenza degli Shadowhunters. Era
cominciato tutto con la Coppa Mortale, e sembrava appropriato che tutto finisse l.
Non che finisse, pens rapidamente. No, non doveva finire.
Si diceva che pi eri giovane, minori erano le possibilit di morire bevendo dalla Coppa. In
teoria lui aveva diciannove anni, ma di recente aveva appreso che, secondo le regole degli
Shadowhunters, ne aveva soltanto diciotto. A quanto pareva, i mesi passati da vampiro non contavano.
Poteva solo sperare che la Coppa lo capisse.
Bevi ripet con calma il Console, e una nota di umanit s'insinu nella sua voce.
Simon sollev la Coppa alle labbra.
Bevve.
 aggrovigliato tra le braccia di Isabelle e i capelli di lei gli fanno da tenda. Tocca il corpo di
Isabelle, si smarrisce dentro di lei, nel suo profumo, nel suo sapore e nella seta della sua pelle.
 sul palcoscenico, la musica pulsa, il pavimento vibra, il pubblico lo acclama, il cuore batte,
batte, batte al ritmo delle percussioni.
Ride con Clary, balla con Clary, mangia con Clary, corre per le strade di Brooklyn con Clary,
sono bambini insieme, sono la met di un intero, si tengono per mano, stringono forte e giurano di non
lasciare mai pi la presa.
Lui sta diventando freddo, rigido, e la vita gli scorre fuori,  sotto, al buio, e si arrampica verso
la luce, le unghie graffiano la terra, la bocca  piena di terra, gli occhi intasati di terra, si sforza,
allunga le mani, si trascina verso il cielo e, quando lo raggiunge, spalanca la bocca ma non respira,
perch non ha pi bisogno di respirare, ma solo di mangiare. E ha molta fame.
Affonda i denti nel collo del figlio di un angelo, beve la luce.
Porta su di s un Segno che brucia.
Alza il viso per incrociare lo sguardo di un angelo,  scorticato dalla furia del fuoco
dell'angelo eppure, insolente ed esangue, vive.
 in una gabbia.
 all'inferno.
 chino sul corpo stremato di una bella ragazza, prega qualunque dio voglia ascoltarlo di farla
vivere, qualsiasi cosa purch viva.
Sta cedendo ci che  pi prezioso per lui e lo fa spontaneamente affinch i suoi amici
sopravvivano.
 ancora con Isabelle, sempre con Isabelle, la fiamma sacra del loro amore li avviluppa, e c'
sofferenza, c' una gioia squisita, le sue vene bruciano con il fuoco dell'angelo e lui  il Simon che era
stato un tempo, il Simon che  diventato poi e il Simon che sar ora, sopporta e rinasce,  sangue e
carne e una scintilla del divino.
 un Nephilim.
Simon non vide il lampo di luce che si aspettava, ma solo il flusso di ricordi, un'ondata
improvvisa che minacciava di sommergerlo nel passato. Non era semplicemente una vita quella che gli
passava davanti agli occhi, era un'eternit, tutte le versioni di lui che sarebbero mai potute essere e che
mai sarebbero state. E poi tutto termin. La sua mente si calm. La sua anima si acquiet. E i suoi
ricordi  le parti di lui che temeva di aver perduto per sempre  erano tornati a casa.
Aveva passato due anni a cercare di convincersi che non c'era problema se non ricordava, che
poteva vivere mettendo insieme i frammenti del suo passato e facendo affidamento sugli altri perch gli
raccontassero che persona era stata. Ma non gli era mai sembrato giusto. Lo spazio vuoto nella sua
memoria era come un arto mancante: aveva imparato a compensare, ma non aveva mai smesso di
sentirne l'assenza o il dolore.
Ora, finalmente, era di nuovo integro.
Era pi che integro, si rese conto, quando il Console proclam con orgoglio: Adesso sei un
Nephilim. Ti chiamo Simon Shadowhunter, del sangue di Jonathan Shadowhunter, figlio dei
Nephilim. Era un nome provvisorio, fino a quando non ne avesse scelto uno per s. Qualche attimo
prima sembrava impensabile, ma in quel momento suonava vero. Era la stessa persona che era sempre
stata e tuttavia non era pi Simon Lewis. Era qualcuno di nuovo.
Levati.
Si sentiva Non sapeva come si sentiva, se non sbalordito. Colmo di gioia e confusione e di
qualcosa di simile a una luce sfarfallante che diventava pi luminosa secondo dopo secondo.
Si sentiva forte.
Si sentiva pronto.
Sentiva che gli addominali non erano ancora troppo scolpiti, ma suppose che neppure una coppa
magica potesse fare pi di tanto.
Il Console si schiar la gola. Levati ripet. Dopodich abbass la voce fino a sussurrare.
Vuol dire che ti devi alzare e lasciare il posto a un altro.
Tornando dagli altri, Simon cercava ancora di scrollarsi di dosso quel gioioso stupore. Ora
toccava a George e, quando si incrociarono, gli diede il cinque di nascosto.
Simon si chiese che cosa l'amico avrebbe visto dentro la luce, e se sarebbe stato altrettanto
meraviglioso. Si domand se dopo la conclusione della cerimonia avrebbero confrontato le loro
impressioni o se era il genere di cosa che ognuno doveva tenere per s. Immagin che probabilmente ci
fosse una specie di protocollo degli Shadowhunters da seguire, dato che avevano un protocollo per ogni
cosa.
Abbiamo si corresse sardonicamente. Abbiamo un protocollo per ogni cosa.
Gli ci sarebbe voluto un po' per abituarsi.
George era in ginocchio all'interno dei cerchi, la Coppa Mortale tra le mani. Era strano essere
uno Shadowhunter mentre George era ancora un mondano, come se in quel momento ci fosse uno
spartiacque invisibile tra di loro. Questa  la distanza massima che ci sar mai tra di noi pens, e in
silenzio sollecit il suo compagno di stanza a sbrigarsi e bere.
Il Console pronunci le tradizionali parole. George recit senza esitare il suo giuramento di
fedelt agli Shadowhunters, fece un respiro profondo e quindi sollev con brio la Coppa Mortale come
per fare un brindisi. Slinte! url e, mentre i suoi amici scoppiarono in una risata indulgente, bevve
un sorso.
Simon stava ancora ridendo quando cominciarono le grida.
Nella sala cal il silenzio, ma dentro la sua mente esplose una sirena di dolore. Un urlo
disumano e soprannaturale.
L'urlo di George.
Sul podio George e il Console erano avvolti da un impossibile lampo di oscurit accecante.
Quando si dissip, il Console era in piedi con i Fratelli Silenti al suo fianco, e tutti avevano lo sguardo
basso su qualcosa di orribile, qualcosa che aveva la forma di una persona ma non il volto n la pelle.
Qualcosa con delle vene nere che sbucavano dalla carne crepata, qualcosa con la Coppa Mortale ancora
stretta nel pugno rigido, una creatura avvizzita, contorta e sgretolata con i capelli e le scarpe di George,
ma che al posto del suo sorriso aveva un rictus tormentato e sdentato da cui sgocciolava un liquido
troppo nero per essere sangue. Non  George pens furiosamente Simon mentre quella cosa smise di
sussultare e tremare immobilizzandosi. Eppure, nella sua testa, George continuava a gridare.
Nella sala si scaten una tempesta di attivit, adulti responsabili che spingevano gli studenti
fuori dalla stanza, singhiozzi e grida e strilli, ma Simon quasi non se ne accorse. And davanti, verso la
cosa che non poteva essere George, spingendosi verso il podio con la forza e la velocit di uno
Shadowhunter. Avrebbe salvato il suo compagno di stanza perch ora era uno Shadowhunter ed era
cos che gli Shadowhunters facevano.
Non si accorse di Catarina Loss che gli si avvicinava da dietro, non fino a quando ebbe le sue
mani sulle spalle, una stretta cos leggera che avrebbe potuto divincolarsi, invece non riusc a muoversi.
Lasciami andare! s'infuri Simon. I Fratelli Silenti erano in ginocchio accanto alla cosa, il
corpo, ma non stavano facendo niente per lui. Non stavano prestando soccorso. Si limitavano a fissare
immobili la ragnatela di vene nere come l'inchiostro che si diffondeva attraverso la carne. Devo
aiutarlo!
No. La mano di Catarina gli sfior leggera come una piuma la fronte e l'urlo nella sua mente
cess. Lei continuava a trattenerlo e lui ancora non poteva muoversi. Era uno Shadowhunter, ma lei era
uno stregone. Era impotente.  troppo tardi.
Simon non riusciva a guardare le vene nere che divoravano la pelle o gli occhi vuoti che si
scioglievano nel teschio. Si concentr sulle scarpe da ginnastica. Le scarpe di George. Una era
slacciata, come gli capitava spesso. Proprio quella mattina George era inciampato nei lacci e lui l'aveva
acciuffato per non farlo cadere. L'ultima volta che mi salverai aveva commentato il primo con un
altro dei suoi sospiri nostalgici, e lui aveva ribattuto: Improbabile.
Le vene scoppiettavano, producendo il suono dei Rice Krispies nel latte. Il corpo stava
cominciando a stillare liquidi.
Adesso anche Simon si aggrappava a Catarina e stringeva forte.
Che senso ha? disse disperato, perch che senso aveva morire in quel modo, non in battaglia,
non per una buona causa, non per salvare un compagno guerriero o il mondo, ma per niente? E che
senso aveva vivere da Shadowhunter, che senso avevano le capacit, il coraggio e i poteri sovrumani se
non potevi fare niente a parte restare fermo e guardare?
A volte niente ha senso. C' solo quello che c' disse Catarina in un sussurro.
Quello che c' pens Simon, quasi consumato dall'ondata di rabbia, frustrazione e orrore.
Non si sarebbe fatto consumare, non avrebbe sprecato quel momento, se era tutto ci che aveva. Aveva
passato due anni per rendersi forte e ora lo sarebbe stato per George, nell'unico modo che gli restava.
Avrebbe portato testimonianza.
Simon chiam a raccolta la sua volont. Quello che c'.
Si costrinse a non distogliere lo sguardo.
Quello che c': George. Coraggioso, gentile e buono. George, morto. George, scomparso.
E sebbene non sapesse che cosa avesse da dire la Legge riguardo alla morte causata dalla Coppa
Mortale, se il Conclave avrebbe considerato George uno dei loro concedendogli una sepoltura da
Shadowhunter, a lui non importava. Sapeva che cos'era il suo amico, che cosa era destinato a essere e
che cosa meritava.
Ave atque vale, George Lovelace, figlio di Nephilim sussurr. Per tutti i secoli dei secoli,
fratello mio, salute e addio.
Simon sfior la piccola lapide di pietra, tracciando con un dito le lettere scolpite: GEORGE
LOVELACE.
 bella, non  vero? disse Isabelle dietro di lui.
Semplice aggiunse Clary. Gli sarebbe piaciuta, non credi?
Simon pens che George avrebbe preferito essere sepolto nella Citt delle Ossa, da
Shadowhunter quale era. (O, per essere pi precisi, avrebbe preferito non essere affatto morto.) Il
Conclave gliel'aveva rifiutato. Era morto durante l'Ascensione e ci lo rendeva indegno ai loro occhi.
Simon si sforzava molto di non arrabbiarsi per questo.
In quei giorni passava molto tempo a cercare di non arrabbiarsi.
L'Istituto di Londra  stato gentile a offrirgli un posto, non pensi? chiese Isabelle. Nella sua
voce Simon sentiva quanto si stesse sforzando e quanto fosse preoccupata per lui.
Mi hanno detto che un Lovelace  sempre il benvenuto all'Istituto di Londra aveva affermato
George quando aveva saputo della sua collocazione.
Dopo la sua morte l'Istituto aveva mantenuto la parola data.
C'era stato un funerale, durante il quale Simon aveva tenuto duro. C'erano state una serie di
riunioni, grandi e piccole, con i suoi amici dell'Accademia, dove Simon e gli altri avevano raccontato
storie e si erano scambiati ricordi, cercando di non pensare a quell'ultimo giorno. Jon aveva quasi
pianto.
Poi c'era stato tutto il resto: la vita da Shadowhunter, fortunatamente occupata dagli allenamenti
e dalle sperimentazioni con la grazia e l'energia appena scoperte, oltre che dai combattimenti con un
demone occasionale o un vampiro canaglia. C'erano state lunghe giornate con Clary, in cui aveva
goduto del fatto che ormai ricordava ogni secondo della loro amicizia mentre si preparavano per la loro
cerimonia da parabatai, alla quale mancavano soltanto pochi giorni. C'erano stati molti brevi periodi di
allenamento con Jace, che solitamente terminavano con Simon schiena a terra e Jace in piedi sopra di
lui, gongolante per la sua superiore destrezza, perch quello era il modo in cui lui gli dimostrava il suo
affetto. C'erano state serate a fare da babysitter al figlio di Magnus e Alec, stringendosi al petto il
bambino blu, cantando per farlo addormentare e sentendosi, per pochi preziosi minuti, quasi in pace.
C'era stata Isabelle, che lo amava e faceva risplendere ogni giornata.
C'erano state tante cose che rendevano la vita degna di essere vissuta, e cos Simon aveva
vissuto, il tempo era passato ma George era sempre morto.
Aveva chiesto a Clary di farlo venire a Londra tramite il Portale, per ragioni che non
comprendeva del tutto. Ormai aveva detto addio a George parecchie volte, ma in qualche modo
nessuna gli era sembrata definitiva. Non gli sembrava giusto.
Ti ci porto gli aveva detto Clary, ma vengo con te.
Anche Isabelle aveva insistito e Simon ne era stato felice.
Una lieve brezza soffiava nel giardino dell'Istituto facendo frusciare le foglie e portando con s
il profumo delicato delle orchidee. Simon pens che, se non altro, George sarebbe stato contento di
trascorrere l'eternit in un luogo dove non c'era la minaccia delle pecore.
Simon si alz in piedi, affiancato dalle due ragazze. Ciascuna di loro fece scivolare la propria
mano in quella di lui e tutti e tre rimasero fermi in silenzio, uniti tra di loro. Ora che Simon aveva
riconquistato il suo passato, ricord tutte le volte in cui aveva quasi perduto uno di loro, cos come
ricordava vividamente tutte le persone che aveva perduto. In battaglia, per omicidio o per malattia.
Essere uno Shadowhunter significava, lo sapeva, essere in intimit con la morte.
Ma del resto anche essere uomo.
Un giorno o l'altro avrebbe perduto anche Clary e Isabelle  o loro avrebbero perduto lui.
Niente poteva impedirlo. Allora a che cosa serviva? L'aveva chiesto a Catarina, ma sapeva come
andavano le cose. Il punto non era cercare di vivere per sempre, il punto era vivere, e fare di tutto per
vivere bene. Il punto erano le scelte che facevi e le persone che amavi.
Simon sussult.
Simon? esclam Clary allarmata. Che cosa c'?
Simon non riusc a parlare, ma si limit a guardare la lapide, dove l'aria scintillava e una luce
trasparente stava formando due figure. Una era una ragazza pi o meno della sua et: aveva lunghi
capelli biondi, occhi azzurri, e la sottoveste antiquata di una duchessa della BBC. L'altra era George e
gli stava sorridendo. La mano della ragazza era posata sulla sua spalla e in quel gesto c'era qualcosa di
gentile, di caldo e familiare.
George sussurr Simon. Dopodich strizz gli occhi e le figure scomparvero.
Simon, che cosa stai fissando? gli chiese Isabelle col tono teso e irritato che usava soltanto
quando cercava di non avere paura.
Nulla. Che cosa avrebbe dovuto dire? Che aveva visto il fantasma di George levarsi dalla
nebbia? Che aveva visto non solamente lui  cosa che avrebbe quasi avuto senso  ma anche una bella
sconosciuta vestita all'antica? Sapeva che gli Shadowhunters potevano vedere i fantasmi quando questi
volevano essere visti, ma sapeva anche che chi soffriva spesso vedeva quello che voleva vedere.
Simon non sapeva che cosa pensare, per sapeva che cosa voleva pensare.
Voleva un bello spirito Shadowhunter proveniente dal passato, magari persino un Lovelace
morto da tempo, che portasse via George con s, in qualunque luogo andassero gli spiriti. Voleva
credere che l'amico fosse stato accolto tra le braccia dei suoi antenati, dove una parte di lui avrebbe
continuato a vivere.
Improbabile, ramment a se stesso. George era stato adottato e non aveva il sangue dei
Lovelace. E per gli Shadowhunters, presumibilmente persino quelli morti che infestavano i giardini
inglesi  tutto era questione di sangue.
Simon Isabelle gli premette le labbra su una guancia. So quanto tu so che era come tuo
fratello. Vorrei averlo conosciuto meglio.
Clary gli strinse forte la mano. Anch'io.
Simon ricord che entrambe avevano perso un fratello.
E per entrambe c'era qualcosa che contava pi della discendenza sanguigna. Entrambe capivano
che la famiglia poteva essere frutto di una scelta, una questione d'amore. Cos la pensavano Alec e
Magnus, che avevano accolto il figlio di qualcun altro nella loro casa e nei loro cuori. Lo stesso valeva
per i Lightwood, che avevano adottato Jace quando non aveva nessuno.
Della stessa opinione era Simon, che ormai era a sua volta uno Shadowhunter e poteva
cambiare il significato di esserlo semplicemente compiendo nuove scelte. Scelte migliori.
In quel momento comprese perch aveva sentito il bisogno di andare l, quasi come se lo
avessero convocato. Non per dire addio a George, ma per trovare un modo di trattenere un pezzo di lui.
Ora penso di sapere quale nome da Shadowhunter voglio dichiar.
Simon Lovelace disse Clary, come sempre, conoscendo la sua mente tanto bene quanto lui.
Suona bene.
Le labbra di Isabelle assunsero una piega vezzosa: Suona sexy.
Simon rise e batt le palpebre per scacciare una lacrima. Per un attimo, attraverso lo sguardo
sfocato, gli parve di vedere George che sorrideva ancora nella nebbia, dopodich svan. George
Lovelace era scomparso.
Per Simon Lovelace era ancora l ed era giunto il momento di farsi valere.
Sono pronto disse a Clary e Isabelle, le due meraviglie che gli avevano cambiato la vita, le
due guerriere che avrebbero rischiato tutto per quelli che amavano, le due ragazze che erano diventate
le sue eroine e la sua famiglia. Andiamo a casa.
...
FINE.